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Grecìa Salentina
   
Foto S. Steano
Soleto: Chiesa di S. Steano
 
Foto Cutrofiano
Cutrofiano: Chiesa Madonna della Neve
   
             
 
Grecìa Salentina, isola di millenarie parole di ellenica memoria. Popolo di poesia e di stornello. Oriente ed occidente contemporaneamente, uniti da volti e rughe dei contadini, cuore e anima dei nostri ricordi.
Volti di santi benedicono con mano bizantina nelle fredde e umide cripte di papades greci, intenti all'annusare la medicantosa pianta di papavero, rimedio di ogni male se adoperata con parsimoniosa saggezza, estasi dei sensi nelle mani dell'immaturo novizio.
Schiene piegate sui codici, di paziente e serena cultura monacale. Calogeri intenti a copiare l'antico sapere dell'uomo, miracolosamente scampato all'incolto e al barbaro.
Nove sono i comuni scampati all'erosione culturale del tempo. Ultimo lembo di grecità che nel medioevo comprendeva una porzione di Salento molto più estesa.
Calimera, Castrignano dei greci, Corigliano d'Otranto, Martano, Martignano, Melpignano, Soleto, Sternatia e Zollino, rappresentano la residua grecità di questo lembo d'Italia.
I contatti e le migrazioni di popolazioni di origine egea nel Salento, sono attestate già nel periodo miceneo e sono continuate per tutta l'età classica.
Le ipotesi sull'origine dell'area sono, però, ancora oggi svariate e vedono la presenza di almeno tre distinte fazioni con idee nettamente contrastanti.
La prima, sviluppata agli inizi del novecento dal glottologo tedesco Gerhard Rohlfs e poi pubblicata nell'importante volume degli “Scavi linguistici nella Magna Grecia”, attribuiva a questa lingua un'origine magnogreca. Tale tesi scaturisce, essenzialmente, dalla presenza nel grecanico di numerosi termini d'origine arcaica, assenti nella lingua neo-greca e nel greco bizantino.
La seconda ipotesi, proposta da Domenico Comparetti e presentata nel 1866 nei “ Saggi dei dialetti greci dell'Italia meridionale” e, in un secondo momento, approfondita da Giuseppe Morosi che nel 1870 pubblicò una delle più importanti ricerche su questa tematica dal titolo “Studi sui dialetti greci della Terra d'Otranto preceduti da una raccolta di canti leggende proverbi e indovinelli nei dialetti medesimi” , basava le proprie convinzioni su un'attenta ricostruzione storica del periodo pre-cristiano che ha portato a ritenere più probabile un'origine bizantina della Grecìa.
A queste due se ne aggiunge una terza, formulata da J. Martin, che riteneva la Grecìa Salentina nata a seguito di migrazioni dalla Grecia, dalla Sicilia e dalla Calabria a partire dal IX/X sec.
Attualmente, la maggior parte degli studiosi, è d'accordo nel proporre una origine bizantina dell'area ellenico-salentina, anche se, ancora nessuno è riuscito in maniera realmente concreta, a “smontare” le valide teorie proposte da Gerhard Rohlfs.
Se queste sono le teorie sull'origine, sappiamo però di fatto che dopo il definitivo abbandono degli imperatori d'Oriente della Terra d'Otranto, la cultura d'oltre Adriatico continuò a sopravvivere anche con i nuovi dominatori: Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi ecc.
Questo testimonia quanto tale tradizione fosse radicata nel popolo.
Nel XVI sec. il Concilio di Trento osteggiò in maniera decisa ogni forma di cultura che si allontanasse da quella latina. Iniziarono tempi molto duri per i greco-cattolici salentini, che nel giro di un secolo abbandonarono la religione orientale per seguire quella occidentale. Ancora nel settecento però, ci sono testimonianze di battezzi e matrimoni alla maniera greca. Da questo momento in poi, anche la lingua subirà via, via, un costante ma inarrestabile degrado anche se, agli inizi del ‘900, la quasi totalità dei cittadini della Grecìa parlavano in greco ignorando quasi del tutto il dialetto latino e soprattutto l'Italiano. L'istruzione obbligatoria ha dato il colpo finale all'idioma. I bambini che a scuola parlavano in greco venivano puniti o addirittura picchiati perchè i maestri la consideravano la lingua dei meno abbienti e quindi degna soltanto di essere dimenticata.
Oggi, in tutti e nove i comuni, la lingua grica vede sempre più un costante e inesorabile declino.
Solo gli anziani, infatti, si esprimono ancora utilizzando questo idioma. I giovani, purtroppo, nonostante l'impegno profuso dalle scuole in cui il griko viene regolarmente insegnato, non lo utilizzano più per comunicare, preferendoli il dialetto latino o, al massimo, l'italiano, segnando in tal modo, dopo per lo meno mille e cinquecento anni di storia, l'inesorabile fine di questa incredibile lingua.
 
Foto Sternatia
Sternatia: Porta Tu Filìa
Foto Carpignano
Carpignano: Cripta di S. Cristina
 
 
 
 
     
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