TRE TARANTE
di Giorgio di Lecce
Oggi sopravvivono tre forme di danze degli attarantati di un tempo:
1) La Pizzica-Taranta: danza curativa individuale (e collettiva) che prende origine dall'antichissimo rito di guarigione dei tarantati e dal loro pellegrinaggio a Gelatina (nei pressi di Lecce),di cui si è avuta l'ultima testimonianza i129 giugno 1993,con le danze finali di un anziana donna tarantata che eseguiva il rito danzato già da ventisei anni.(cfr;Di Lecce,G.La danza della piccola taranta,Roma,1994).
Questa danza osservata e descritta sin dal Medioevo è scandita da ritmi e melodie che vanno dal '`lento" al "vivace". Gli esempi riportati dalla letteratura popolare (sec. XV - XX) descrivono infinite forme di danza dei tarantati con diversi oggetti e accessori (spade, fazzoletti, nastri, specchi, ventagli, conchiglie ecc.).De Martino e la sua equipe,con l'etnomusicologo D.Carpitella, a seguito della loro spedizione nel Salento, negli anni sessanta, inserirono questa danza, nel contesto di un vasto fenomeno culturale che riconosceva un organico sistema miticorituale di cui la pizzica-tarantella costituiva il momento risolutivo. (De Martino,E.La terra del rimorso,Milano, l994,ristampa).Essa ha continuato ad essere praticata in casa o in cappella, sempre meno fino alla recente scomparsa. Permane la memoria nella gente, e la musica risanatrice viene ora riproposta in concerti e spettacoli, assieme alle danze.
2) La Pizzica de core (della gioia) si danza, oggisoprattutto in occasione di feste popolari, di matrimoni, battesimi, feste familiari, ed è, fondamentalmente, una danza saltata di coppia mista a ritmo veloce che viene ballata da tutti, grandi e piccoli, diventando espressione di sentimenti di gioia, amore (corteggiamento), entusiasmo, passione. Un tempo si danzava, in famiglia, in gruppo a file di coppie frontali o a quadriglia. Il giudice L.De Simone, nel 1876, distingueva, nelle sue descrizioni,la Taranta,la Pizzica pizzica e la Tarantella. Se la prima è indubbiamente la danza di guarigione, di cui si conoscevano dodici diversi motivi(muedi), tra i quali la Monachella, la Filanda, il Ballo a botta, la seconda deriverebbe da essa, ossia dalla Tana de quiddhu ci la Tarante pizzica (Danza di colui che è morsicato dalla Tarantola), che con qualche regola coreografica diventava la Pizzica-pizzica,danza salentina. La Tarantella invece, che prenderebbe come pretesto la Tarantola, sarebbe un'altro ballo, con accompagnamento in minore e in tempo 6/8, a sua volta sistemato e danzato anche in altre regioni (Campania). La Tarantella tarantina sarebbe meno, la napoletana, più conosciuta.(Cfr.De Simone, L.G.La vita nella terra d'Otranto,Lecce,1996). Recentemente anche i più giovani, sull'onda di ritmi latini e caraibici ,hanno ripreso a danzarla, a suonare i tamburelli a divertirsi nelle feste fra studenti e amici; formando gruppi di musica popolare,techno,rap ecc..
3) La Pizzica-scherma (danza dei coltelli) si danza la notte tra il 15 e il 16 agosto, durante la festa di S. Rocco, a Torrepaduli, presso Ruffano (Lecce). Cuna danza rituale di coppia, a tema antagonista, che in passato prevedeva la presenza di coltelli nelle mani dei danzatori, e radunava i migliori suonatori di tamburelli attorno ad interminabili ronde di danze e sfide, che si protraevano per tutta la notte.A.Gramsci, nelle sue Lettere dal carcere, in data 11 aprile 1927, ne da una descrizione, nella caserma dei Carabinieri di Castellammare A.:pugliesi, calabresi e siciliani svolgono un'accademia di scherma del coltello, secondo le regole dei quattro Stati della malavita meridionale(Siciliano,calabrese,Pugliese e Napoletano..)Oggi i coltelli sono sostituiti dalle dita indice e medio della mano, che colpiscono(come armi affilate)il petto dell'avversario, il tutto accompagnato da movimenti danzati agili ed eleganti. E' prevalentemente danzata da uomini e si accompagna con tamburelli e armonica a bocca a ritmo di tarantella pizzica; le azioni, i gesti, gli attacchi e le parate derivano da antichi codici d'onore e di rispetto che regolavano la gerarchia e le dispute nel mondo degli zingari, commercianti di cavalli. |